Una danza che si sente. L’audiodescrizione come strumento di inclusione e formazione

Ora

ven 25 - h 9:00-13:00, 16:00-19:00

Dove

Aula B - piano R c/o Centro Polifunzionale Studenti (ex Palazzo Poste) - P.zza C. Battisti 1, Bari

Enti proponenti

Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Struttura

Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica - DIRIUM

Referenti

Mei Silvia

Tipo di attività

Attività in altre sedi

Discipline

Scienze dell’Antichità Filologico-Letterarie e Storico-Artistiche, Scienze Storiche Filosofiche Pedagogiche Psicologiche

Cosa succederebbe se un giorno non potessi più vedere nitidamente e questo precludesse il tuo accesso a uno spettacolo di danza e la possibilità di fare alcune esperienze come quella di spettatore teatrale?
Una nuova frontiera e sviluppo dei Disability Studies all’incrocio con altre discipline (performing arts, neuroestetica, antropologia, teoria e storia dell’arte, traduzione e interpretariato) guarda all’audiodescrizione dello spettacolo dal vivo come strumento di inclusione sociale e di facilitazione nell’accesso all’esperienza dello spettatore, specificamente nel caso di creazioni di danza. La prevalente assenza di parola (a volte anche di accompagnamento musicale o sonoro) e l’uso non omologato dei corpi nella commistione di svariate tecniche e linguaggi espressivi rende la performance una congerie di segni e di simboli. Come è possibile comunicarla a un pubblico non vedente, quali gli strumenti a disposizione per declinare un gesto, un’azione, un fatto fisico ed espressivo tra uno e più corpi in una descrizione comprensibile e figurabile? Quale il rapporto tra l’occhio, l’orecchio e l’immaginazione? In quanti modi è possibile tradurre l’esercizio spettacolare in forme linguistiche aderenti? E cosa può aggiungere questo tipo di attività alla metodologia della critica dello spettacolo e allo studio delle live arts in ambito teoretico? Si tratta di alcune domande che la postazione interattiva e immersiva predisposta potrà contribuire a esplorare empiricamente con i partecipanti, attraverso l’ascolto di alcune tracce audio riferibili a differenti modi di declinare in audiodescrizione stralci selezionati da creazioni di danza contemporanea. A seguito dell’ascolto in ambiente oscurato o con strumenti oscuranti, i partecipanti condivideranno le loro impressioni e quanto hanno immaginato o pensato, successivamente vedranno in video lo spezzone ascoltato in cuffia poco prima. L’installazione si propone tra l’altro anche lo scopo di sensibilizzare il pubblico rispetto a questo strumento di welfare culturale che in altri ambiti e contesti, ad esempio quello museale (musei tattili), è stato da tempo adottato. L’audiodescrizione non è banalmente un supporto o un aiuto per chi non può vedere, è anche uno strumento di amplificazione delle potenzialità fruitive e sensoriali del partecipante a uno spettacolo teatrale. Ne espande la lettura e comprensione permettendo di viverne una esperienza ulteriore, che potremmo definire aptica e che intercetta sensi altri connessi direttamente alla vista.

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